Serata Lance A.Strong

Serata Lance A.Strong
Tre amici al  …Cinema.  Anteprima all’Oz: Il Programma. Pier si attiva e la fidata Orni prenota tre biglietti per la visione. Caricati gli ospiti, Mauro e Vale, l’autista, ex tennista, conduce il veicolo verso l’ingorgo. Sorpresa: serata speciale, proiezioni a tre Euro e parcheggio della multisala intasato. Nulla ci ferma, con calma troviamo posto alla Time e con i nostri tagliandi ci avviamo alla sala 4. Inizia la solita serie infinita di pubblicità, inviti a consumare. Scrutiamo la sala. Le battute si sprecano. Il più malevolo, manco a dirlo è il Pier. Vede ciclisti ad ogni angolo. Atleti sofisticati in borghese, pronti a prendere appunti.  Nonnine attente, mandate da nipoti curiosi. D’altro canto la trama è invitante.  La carriera dell’eroe in giallo.
Episodi che tutti,  nelle tappe principali, conosciamo. Vittorie nelle corse americane, sbarco in Europa, primi insuccessi, prime vittorie. Stop: il cancro e la rinascita. Nel frattempo la Festina rovina non poco la copertina del Tuor. Pantani è troppo fragile per reggere l’intero baraccone. Ci vuole una più lieta novella. Un malato doppiamente vincente: risorto dal Male e primo al traguardo. Il Mito della frontiera troneggia sulle prime pagine. La cronaca, l’epica delle sette maglie gialle risuona nelle immagini del trionfo. Eppure nelle pieghe della novella vi sono delle increspature. Un testardo giornalista non si fida. Legge le cifre delle prestazioni e tutto gli sembra irreale. Un prima e un dopo troppo distanti. Certe facce valgono più degli atti processuali. Ferrari evoca umori mefitici. Siringhe, cerotti, flebo contengono l’elisir del primato: testosterone, cortisone, EPO, ormoni si vedono scorrere nelle vene della US Postal, e sul fondo un intero mondo omertoso. Una piramide dilatata, senza confini. Ciclisti, direttori sportivi, avvocati, agenti famelici, pubblicitari, marchi emergenti, politicanti, presidenti, musicisti gloriosi, malati in cerca di speranza, tutti gaudenti attorno all’eroe omerico: Lance Live Strong.
Il successo esonda, indemoniato inghiotte vittime. Si nutre dei dubbiosi che abbandona lungo i cigli delle strade. Ciclisti onesti accusati di infamare il circo. Ciclisti vittime della propria ingordigia, si pentono. Medici onesti svelano medici disonesti. E l’odore dei $ completa l’opera. Il mito crolla, è costretto a pentirsi. Si confessa ad una famosa cerimoniera del tubo catodico. Ripete un infinita litania di Yes. Hai fatto uso di EPO: yes. Frequentavi Ferrari: yes. Hai vinto sporco: yes. Sempre: yes. Yes yes yes. Tutti lo accusano e tutti rivogliono i loro $.
Detta la trama, l’amarezza  e l’incertezza permane. La sentenza è certa: il DOPING ha dominato lo sport e la verginità della fiducia è persa. Nessuno di noi è disposto a credere alla cronaca. La prestazioni, anche quelle dei giorni d’oggi, suscitano troppe perplessità.
Eppure i tre amici continuano a praticare e ad amare lo sport. Le emozioni del gesto, la passione per la fatica, la sofferenza, e la gioia dell’uomo, della competizione,  ci accumuna troppo per abbandonare i nostri sogni.
Doping non avrai il mio scalpo  e sulle noti struggenti di Leonard “everybody knows”  le discussioni non avranno mai fine.
 

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